💻Analisi di Microsoft: un fuoriclasse degli investimenti dovrebbe investire oggi nel titolo?

Autori: Stefano Reali (Portfolio Manager - Pharus Asset Management S.A.), Riccardo Morini (Stock Analyst - Pharus Asset Management S.A.), Michele Anelli (Portfolio Manager - Pharus Asset Management S.A.), Andrea Guitta (Portfolio Manager - Pharus Management Lux S.A. - Milan Branch), William Trevisan (Portfolio Manager - Pharus Management Lux S.A. - Milan Branch) | Persona Giuridica: Pharus Management Lux S.A. Sede di Milano | Autorità Competente: Banca D’Italia, CSSF | Raccomandazione Ultimata: 4.02.2026 ore 17:00| Prima diffusione della raccomandazione: 05.02.2026 ore 06:30 | Data e ora Prezzi: 04.02.2026 ore 17:00 | Informazioni secondo il Regolamento Delegato (UE) 2016/958 “Raccomandazione in materia di investimenti” sono a questo link.

Caro Fuoriclasse,

negli ultimi mesi si sta ripetendo uno schema che vale la pena fissare bene in testa: risultati “buoni” non bastano più.

In alcune fasi di mercato la soglia per essere premiati si alza talmente tanto che l’asticella non è il trimestre, ma l’aspettativa implicita nel prezzo.

E quando quella aspettativa è alta, basta una piccola crepa — una guidance più prudente, una metrica chiave che non sorprende, un costo che sale più del previsto — per trasformare una trimestrale solida in una reazione violenta.

Oggi analizziamo proprio un caso così: un colosso globale che ha riportato numeri complessivamente forti, ma che ha comunque “storto” su due cose che in questo momento contano più di tutto: la traiettoria del cloud e la bolletta dell’AI.

Il caso di oggi: Microsoft — trimestre forte, reazione fragile

Partiamo dalla fotografia, in modo semplice: Microsoft ha fatto un trimestre buono. Ricavi in crescita a doppia cifra, utili sopra le attese, e una macchina commerciale che continua a macinare contratti e impegni pluriennali. Eppure il titolo ha reagito male.

Il motivo non è “il trimestre”. Il motivo è il confronto tra ciò che il mercato voleva vedere e ciò che Microsoft ha mostrato.

In questa fase, Microsoft viene giudicata su una domanda sola: quanto sta crescendo Azure, e quanto velocemente l’AI si traduce in numeri “puliti” (margini e cassa)? Tutto il resto — per quanto importante — passa in secondo piano.


Una trimestrale che, sulla carta, è difficile criticare

I ricavi sono arrivati a circa 81,3 miliardi di dollari, in crescita di circa 17% anno su anno. L’utile per azione è stato 4,14 dollari, sopra le attese. La componente cloud ha superato 51,5 miliardi, con una crescita attorno al 26%.

Fin qui: esecuzione solida.

Anche dentro le divisioni il quadro resta coerente con la storia degli ultimi anni. La parte “enterprise” continua a trainare. Productivity (Office/M365, LinkedIn, Dynamics) cresce bene e con margini molto alti; Intelligent Cloud resta il motore della crescita; More Personal Computing (Windows, device, gaming) è la parte più ciclica e, non a caso, è quella che fatica di più.

Quindi dov’è la frizione?


Azure: non è andata male. È che non ha “sorpreso”

La crescita di Azure è stata intorno al 38% a cambi costanti. È un numero alto, e in un altro contesto sarebbe stato accolto come ottimo. Ma oggi il mercato non sta premiando “ottimo”: sta premiando “meglio di ottimo”.

Molti investitori, soprattutto dopo mesi di narrativa sull’AI, si aspettavano un segnale più netto: un’accelerazione, un upside evidente, qualcosa che dicesse “la monetizzazione sta correndo più veloce dei costi”. Invece Azure è stata in linea con le aspettative, e in un titolo che ha prezzato molta perfezione, “in linea” viene letto come delusione.

Qui c’è una lezione importante: quando un titolo è caro (o semplicemente molto amato), il consenso degli analisti non è più la vera asticella. L’asticella diventa l’aspettativa del mercato, spesso più alta del consenso.


Il vero tema: la bolletta dell’AI

Il secondo punto è quello che pesa davvero sul “come” il mercato guarda Microsoft oggi: gli investimenti.

Microsoft sta spendendo tantissimo per costruire capacità: data center, server, GPU. Parliamo di investimenti nell’ordine di 37,5 miliardi nel trimestre se includiamo anche la componente finanziata tramite leasing. È un salto molto significativo anno su anno.

Detta in modo semplice: l’AI non è solo “software intelligente”. È anche (e soprattutto) infrastruttura. E l’infrastruttura costa.

Il mercato non mette in discussione che questi investimenti siano strategici. Il dubbio è un altro: quanto tempo serve perché questa spesa si trasformi in ritorni economici chiari? Nel frattempo, è normale vedere pressione su gross margin e free cash flow, perché stai costruendo oggi una capacità che monetizzerai domani.

E qui si innesta un altro dettaglio che aiuta a capire la lettura del trimestre: Microsoft è ancora in una fase in cui la capacità è “scarsa”. Non può servire tutto e tutti contemporaneamente. E da quanto emerge, una parte di quella capacità viene allocata intenzionalmente anche su prodotti “first-party” (per esempio Copilot), non solo su Azure puro.

Questa scelta può avere perfettamente senso economicamente: vendere AI dentro la base installata di Microsoft 365 può essere più profittevole che vendere solo potenza di calcolo. Ma nel breve, qualcuno legge questa allocazione come un freno alla crescita visibile di Azure. E in un mercato che guarda quel numero come il termometro principale, ogni sfumatura pesa.


Backlog: domanda fortissima, ma anche impegni da consegnare

C’è poi un indicatore che, a mio avviso, è uno dei più sottovalutati quando ci si ferma alla reazione di borsa: la visibilità commerciale.

Microsoft ha un “portafoglio ordini” (contratti già firmati che diventeranno ricavi nei prossimi anni) arrivato a circa 625 miliardi, in crescita molto forte. Una parte rilevante (circa il 50%) è legata a OpenAI, ed è stato probabilmente questo fattore il maggiore dei rischi che ha portato alla reazione negativa del mercato; ma il punto non è la singola controparte: il punto è che la domanda complessiva per cloud e servizi resta robusta.

Questa visibilità è un’arma a doppio taglio, ed è qui che torna utile il metodo Fuoriclasse: domanda forte significa qualità del franchise, ma significa anche che devi costruire capacità per erogare quei servizi. E quindi torna il tema investimenti.

In altre parole: il backlog spiega perché Microsoft sta spendendo così tanto. E allo stesso tempo, la spesa spiega perché il mercato è diventato più pignolo su guidance e margini.


Valutazioni

Dopo la reporting della scorsa settimana, Microsoft ha perso circa il 15%. Dopo questo movimento, il titolo è tornato nella parte bassa della forchetta valutativa, girando ora a un multiplo PE pari a 23x.

La domanda giusta, oggi, non è se valga la pena guardare Microsoft, ma come farlo con la giusta prospettiva

Microsoft resta una delle aziende più solide e interessanti del mercato. Il trimestre lo conferma: crescita, margini e una posizione competitiva che pochi possono permettersi.

In un contesto di investimenti così intensi sull’AI, il prezzo diventa la variabile chiave: capire quanto stai pagando oggi per la crescita di domani è ciò che fa la differenza tra un buon investimento e un entusiasmo costoso.

In altre parole, non serve aspettare la perfezione per entrare, ma serve riconoscere che anche le aziende migliori attraversano fasi in cui il mercato pretende troppo. E proprio lì, spesso, nascono le opportunità.


Conclusione

Il trimestre di Microsoft, preso da solo, è buono. Il titolo è sceso perché il mercato guarda oltre: vuole capire se l’AI, oltre a far crescere domanda e backlog, inizierà a migliorare in modo più evidente l’economia del business (margini e cassa) senza richiedere investimenti sempre più grandi.

Per chi investe con orizzonte lungo, la lettura non è “tutto è rotto” né “tutto è perfetto”. È più semplice, e più utile: questa è una storia strutturalmente forte che sta attraversando una fase in cui il costo della crescita è altissimo. In questo tipo di contesto, il prezzo conta più del solito, perché riduce (o amplifica) l’impatto degli inevitabili inciampi di breve periodo.


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