🎄Discounted Cash Flow spiegato sotto l'albero.
“Quanto vale davvero questa azienda oggi, sulla base dei soldi che potrà generare domani?”
Caro Fuoriclasse,
continua la nostra nuova serie invernale: “La finanza sotto l’albero”.
Un progetto editoriale pensato per accompagnarti, le domeniche di mesi di Dicembre 25’ e Gennaio 26’, con contenuti leggeri ma solidi.
Con “La finanza sotto l’albero” potrai:
- 🎁 Capire concetti finanziari dei Fuoriclasse spiegati in modo semplice.
- 📈 Approfondire il metodo di investimento basato sulla filosofia del valore.
- 🍾 Tenere un occhio sui mercati anche durante il periodo delle festività, con leggerezza e professionalità.
Oggi approfondiamo un altro concetto fondamentale che ci aiuta nella valutazione di un’azienda… entriamo quindi nella Fabbrica di Babbo Natale.
Cos’è il Discounted Cash Flow (DCF)
Qui entriamo nel territorio in cui la finanza smette di guardare solo al passato (utili, dividendi, Free Cash Flow storici) e prova a rispondere alla domanda più importante di tutte:
“Quanto vale davvero questa azienda oggi, sulla base dei soldi che potrà generare domani?”
Il Discounted Cash Flow (DCF) è un metodo di valutazione che parte da un’idea molto semplice:
un’azienda vale quanto i flussi di cassa che produrrà in futuro,
quei flussi di cassa futuri vanno attualizzati (cioè “scontati”) perché 100 € oggi valgono più di 100 € tra 5 anni.
In pratica, il DCF fa tre cose:
stima i Free Cash Flow futuri (i soldi “veri” che resteranno all’azienda ogni anno),
li sconta a un certo tasso (che riflette il rischio e il costo del capitale),
somma tutti questi valori attualizzati per arrivare a una stima del valore dell’azienda oggi.
Matematicamente è più complesso, ma l’idea di fondo è questa:
prendo i flussi di cassa futuri
➜ li porto indietro nel tempo con un tasso di sconto
➜ sommo il tutto
➜ ottengo una stima del valore dell’azienda.
🎅🏻 Babbo Natale, gli elfi e il DCF
Torniamo ancora una volta nella fabbrica di Babbo Natale.
Dopo anni di attività, un gruppo di investitori del Polo Nord si chiede:
“Se volessimo comprare l’intera fabbrica di Babbo Natale, quanto dovremmo pagare?”
Babbo Natale non vuole tirare fuori numeri a caso, quindi parte dai dati che conosce meglio: i Free Cash Flow che la fabbrica genera ogni anno.
Immaginiamo che lui e il suo team di elfi-contabili stimino quanto segue:
Anno 1: Free Cash Flow atteso 10.000 €
Anno 2: 11.000 €
Anno 3: 12.000 €
Anno 4: 13.000 €
Anno 5: 14.000 €
E poi suppongano che, dal quinto anno in avanti, il Free Cash Flow cresca lentamente ma in modo stabile.
A questo punto serve un altro ingrediente: il tasso di sconto.
Cioè il rendimento minimo che un investitore chiede per mettere soldi nella fabbrica di Babbo Natale invece che altrove.
Poniamo (numero inventato ma realistico per un esempio) che gli investitori chiedano almeno un 8% all’anno per:
il rischio di business (i gusti dei bambini cambiano, la concorrenza aumenta…),
il rischio Paese (anche il Polo Nord ha le sue incognite),
il fatto che il capitale poteva essere investito in strumenti meno rischiosi.
Con questi ingredienti, un analista del Polo Nord fa il lavoro sporco:
prende ogni Free Cash Flow futuro,
lo sconta all’8% riportandolo all’oggi,
somma tutti i valori attualizzati,
aggiunge poi il valore “di lungo periodo” (quello che in gergo è il terminal value, cioè il valore di tutti i flussi futuri oltre il periodo esplicito).
Alla fine del calcolo (che in pratica si fa con un foglio Excel, non sulla slitta), viene fuori un numero:
ad esempio, il modello dice che la fabbrica di Babbo Natale vale 150.000 €.
Se oggi il mercato del Polo Nord valuta la fabbrica 100.000 €, gli investitori potrebbero dire:
“Per noi, a questi prezzi, è sottovalutata: il valore stimato (DCF) è maggiore del prezzo.”
Se invece il mercato la prezza già 200.000 €, la conclusione potrebbe essere opposta:
“A questi livelli, la fabbrica ci sembra sopravvalutata.”
Perché il DCF piace (e perché può ingannare parecchio)
Il Discounted Cash Flow piace ai professionisti perché:
parte dal concetto giusto: un’azienda vale i flussi di cassa futuri,
obbliga a ragionare su Free Cash Flow, crescita, investimenti,
ti costringe a esplicitare le tue ipotesi: non puoi limitarti a dire “mi sembra una bella azienda”.
Ma c’è un grande “ma”.
Il DCF è uno strumento potentissimo e allo stesso tempo:
estremamente sensibile alle ipotesi che inserisci.
Se cambi:
la crescita attesa dei Free Cash Flow (es. Babbo Natale cresce al 2% o al 5% l’anno?),
il tasso di sconto (es. 7% o 9%?),
il modo in cui calcoli il valore finale (terminal value),
il risultato può cambiare in modo gigantesco.
Con numeri diversi, la stessa fabbrica di Babbo Natale può passare:
da “affare clamoroso”
a “titolo da evitare”,
solo perché hai cambiato poche ipotesi a monte.
In pratica:
il DCF non è una palla di vetro che dice “il valore vero è questo”;
è una mappa di scenari: ti fa capire come cambia il valore dell’azienda al variare delle ipotesi su crescita, rischi, tassi.
Usato bene, è uno strumento serio.
Usato male, diventa una “macchina per giustificare qualsiasi prezzo”.
Consiglio da tenere sotto l’albero 🎁
Pensa al Discounted Cash Flow così:
È un modo strutturato per tradurre i flussi di cassa futuri di un’azienda in una stima del suo valore oggi, tenendo conto del tempo e del rischio.
È uno strumento:
potente, perché ti costringe a ragionare sui fondamentali:
quanti soldi genererà questa azienda?
quanto dovrà investire?
quanto è rischioso il suo business?
ma anche fragile, perché dipende tantissimo dalle ipotesi che inserisci.
Quando ti capita di leggere una valutazione DCF:
non innamorarti del numero finale (“vale 23,47 € per azione”);
guarda come ci sono arrivati:
quali Free Cash Flow futuri sono stati ipotizzati?
che tasso di sconto è stato usato?
quali scenari alternativi sono stati considerati?
chiediti sempre: “Se abbasso un po’ la crescita o alzo il tasso di sconto, il valore crolla o resta ragionevole?”.
Un DCF solido non è quello che ti dà il numero più alto, ma quello che resta sensato anche cambiando leggermente le ipotesi.
A domenica prossima, con un altro concetto chiave della finanza spiegato sotto l’albero.
Parleremo di Weighted Average Cost of Capital (WACC): il “costo medio” che Babbo Natale paga per finanziare la sua fabbrica, tra debito e capitale proprio, e che spesso è proprio il tasso di sconto usato nei DCF.
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