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🖥️ Dentro il Desk Fuoriclasse: Quando value e growth si scambiano di posto.

Dopo due anni di corsa all’AI, il mercato sta cambiando domanda: non “chi crescerà di più”, ma “quanto sto pagando per quella crescita”.

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Fuoriclasse
feb 22, 2026
∙ A pagamento

Caro Fuoriclasse,

“Growth” e “Value” sono parole che ci accompagnano da così tanto tempo che ormai sembrano leggi di natura. Le usiamo senza pensarci. Le diamo per scontate.

- Growth è ciò che cresce, che corre, che si paga caro perché promette futuro.

- Value è ciò che resta, che difende, che costa meno perché cresce meno.

È una mappa mentale comoda. Rassicurante. Ordinata.

Ma ogni tanto il mercato decide di ribaltare il tavolo.

Questa settimana, al nostro desk, guardando i numeri con freddezza, ci siamo accorti che quella mappa non descrive più il territorio come prima. La bussola che per anni ha separato crescita e valore sta iniziando a girare su se stessa.

E il risultato è quasi paradossale.

Alcuni titoli che abbiamo sempre considerato “growth” oggi trattano a multipli che, fino a poco tempo fa, avremmo definito da value. Allo stesso tempo, aziende percepite come difensive, solide, quasi intoccabili, vengono prezzate con una severità che richiede una perfezione assoluta, una crescita impeccabile, una traiettoria senza sbavature.

Non è una curiosità statistica. È un cambiamento silenzioso ma profondo.

Per due anni il mercato ha vissuto nella caccia al prossimo grande vincitore dell’intelligenza artificiale. Chi dominerà? Chi crescerà di più? Chi moltiplicherà gli utili? Oggi la domanda si è fatta più fredda, più razionale, quasi più cinica: quanto è realmente difendibile questa crescita? E quanto sto pagando per averla?

Quando il prezzo si allontana troppo dalla crescita reale, accade qualcosa di sottile ma potente. I titoli che ti sembrano “sicuri” iniziano a non avere più margine per l’errore. Basta un piccolo rallentamento, una revisione al ribasso, una compressione del multiplo, e quella sicurezza apparente si incrina. Al contrario, ciò che percepisci come rischioso può improvvisamente diventare matematicamente più disciplinato.

Ed è qui che nasce il vero cortocircuito.

Perché quando le categorie mentali con cui abbiamo letto il mercato per anni iniziano a confondersi, il rischio più grande non è sbagliare previsione. È continuare a ragionare per etichette.

Questa domenica non parliamo di macro, né di panico, né di shock sistemici. Parliamo di qualcosa di più sofisticato, qualche cosa che non puoi non capire se vuoi navigare questi mercati: il momento in cui value e growth si scambiano di posto.

E quando succede, chi compra “sicurezza” potrebbe in realtà star pagando caro il comfort.

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