🛢️Geopolitica, petrolio e il vero errore che fanno gli investitori.
Come capire attraverso quale meccanismo economico uno shock geopolitico può davvero propagarsi nell’economia reale.
Caro Fuoriclasse,
quando la geopolitica entra nelle prime pagine dei giornali finanziari succede sempre la stessa cosa.
Le immagini arrivano prima dei numeri, le interpretazioni arrivano prima dei dati, e il mercato, quasi automaticamente, inizia a chiedersi se siamo davanti a qualcosa di storico o diverso.
È un riflesso naturale. Gli esseri umani sono programmati per reagire agli shock, soprattutto quando riguardano conflitti, tensioni internazionali o crisi che sembrano avere conseguenze globali. Ed è proprio in questi momenti che l’investitore si trova davanti alla domanda più difficile di tutte: questo evento cambierà davvero il corso dei mercati oppure è solo un altro episodio che la storia assorbirà nel tempo?
Se guardiamo ai titoli delle ultime settimane sembrerebbe che ogni nuovo evento geopolitico abbia il potenziale di ridisegnare l’economia globale. Eppure, se ci fermiamo un attimo e facciamo ciò che al desk facciamo sempre — cioè allargare lo sguardo alla storia — emerge un fatto sorprendente, quasi controintuitivo.
Nel corso degli ultimi ottant’anni i mercati hanno attraversato eventi che, nel momento in cui accadevano, sembravano destinati a cambiare tutto.
Pearl Harbor.
La crisi petrolifera degli anni Settanta.
L’invasione del Kuwait. L’11 settembre.
Più recentemente la guerra tra Russia e Ucraina.
Eventi enormi dal punto di vista geopolitico. Eventi che hanno dominato il dibattito globale per mesi, a volte per anni.
Eppure, quando si guarda a ciò che è accaduto ai mercati azionari nei dodici mesi successivi a queste crisi, il risultato medio è sorprendentemente stabile.
Mercati che salgono con rendimenti medi di circa l’8%. Praticamente lo stesso rendimento medio che descrive l`andamento di lungo periodo delle azioni.
Questo non significa che gli eventi geopolitici non contino. Significa qualcosa di molto più interessante e, per certi versi, più rassicurante: la maggior parte delle crisi geopolitiche non riesce a modificare in modo duraturo il motore economico che alimenta gli utili delle aziende. Perché lo ricordiamo sempre, quello che guida i mercati nel lungo periodo sono gli utili aziendali.
La storia dei mercati, se la si osserva senza l’emotività del momento, racconta una verità molto chiara: è l’eccezione, non la regola, che la geopolitica diventi un vero vento contrario per i rendimenti azionari nel lungo periodo, ma questo non significa che gli investitori possano ignorarla.
Significa che bisogna capire attraverso quale meccanismo economico uno shock geopolitico può davvero propagarsi nell’economia reale.
Ed è esattamente qui che, al nostro desk, si concentra l’attenzione.
Perché quasi sempre, quando la geopolitica diventa davvero un problema per i mercati, c’è un elemento che funge da ponte tra il mondo politico e quello economico.
Quel ponte si chiama energia e più precisamente, petrolio.
Ora entreremo nel Desk Fuoriclasse per affrontare questa analisi.
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